I ritardi della Pubblica Amministrazione nel pagamento delle fatture elettroniche per i compensi professionali assoggettati a ritenuta a titolo di acconto non sono più giustificati da alcuna difficoltà applicativa del nuovo regime dello “Split payment”

26 febbraio 2015 da Avv. Michele Costa

In particolare, le fatture per le liquidazioni dei compensi liquidati agli avvocati per la difesa d’ufficio e per il patrocinio a spese dello Stato, qualora assoggettati a ritenuta a titolo di acconto, non sono soggette allo “Split payment” [nuovo art. 17-ter del D.P.R. n. 633/1972 introdotto dal comma 629, lett. b), della Legge n. 190/2014 (Legge di Stabilità 2015)].

Tale assunto deriva – oltrechè da un’interpretazione ragionevolmente orientata del dato normativo – dalla Circolare Agenzia delle Entrate, Direzione Centrale Normativa, n. 6/E del 19 febbraio 2015, reperibile sul sito istituzionale dell’Agenzia, di cui si riporta il punto di interesse:

<<8.7 Split payment e ritenute

Domanda

La norma sullo split payment esclude da questa modalità di versamento dell’Iva i compensi per prestazioni di servizi “assoggettati a ritenuta alla fonte a titolo di imposta sul reddito”. È giusto intendere che questa espressione si riferisce a ritenute, a titolo di acconto, da scomputare dalle imposte sul reddito del percipiente?

Risposta

La Legge di stabilità 2015 ha introdotto nel Decreto IVA il nuovo articolo 17 ter che, nel prevedere la particolare disciplina dello split payment, stabilisce espressamente che questa “non si applica ai compensi per prestazioni di servizi assoggettati a ritenute alla fonte a titolo d’imposta sul reddito”. Si ritiene, pertanto, che il legislatore con l’espressione “a titolo d’imposta sul reddito” abbia voluto fare riferimento anche alle ritenute a titolo di acconto.>>

Non c’è alcun bisogno, quindi, di ulteriori interpretazioni “autentiche”, perchè i dubbi manifestati dal Ministero della Giustizia nella Circolare del 06/02/2015, reperibile sul sito del Tribunale di Pisa, sono stati definitivamente superati dall’Agenzia delle Entrate, con efficacia erga omnes (tutti i compensi assoggettati a ritenute, a titolo di acconto).

Le fatture di Gennaio 2015, quindi, devono essere integralmente pagate, come quelle del 2014, espressamente considerate nella Circolare del Ministero della Giustizia ora detta (<<l’IVA verrà versata all’Erario direttamente dal cedente/prestatore dei beni/servizi secondo il proprio regime fiscale>>).

Avv. Michele Costa

Conservazione delle fatture elettroniche in formato PA

12 ottobre 2014 da Avv. Michele Costa

Dopo l’invio delle prime fatture elettroniche in formato PA (per quanto ci riguarda effettuato tramite PEC, previa registrazione a Fisconline dell’Agenzia delle Entrate), la cui emissione è costata tantissime ore di approfondimento per coloro che, come il sottoscritto, non hanno voluto rivolgersi ad un intermediario a titolo oneroso (attualmente risolta, per gli avvocati, dalla “web app” utilizzabile all’indirizzo http://fpa.dirittopratico.it, curata dal collega Claudio De Stasio) – ancora in attesa del primo pagamento – sono stato invitato ad approfondire il tema della relativa conservazione, sempre nell’ottica di provare ad evitare un intermediario a titolo oneroso.

Chiarisco che gli sforzi per interpretare la regolamentazione tecnica e per reperire un programma gratuito per l’emissione delle fatture elettroniche in formato PA – a parte i costi dell’intermediario – è stato motivato dall’opportunità di monitorare il pagamento delle fatture, in ipotesi addebitando alla Pubblica Amministrazione gli interessi ex del D.Lgs. 9-10-2002 n. 231, nonché dall’eventuale convenienza di pretendere la certificazione dei crediti portati dalle fatture elettroniche, sia per un’eventuale anticipazione bancaria, sia per un’eventuale compensazione con debiti fiscali, tutte attività che, in caso di mancata autonomia gestionale, ci avrebbero costretto ad un continuo interfacciamento con l’intermediario.

La materia della conservazione – per italianissima chiarezza normativa – è disciplinata dalle seguenti fonti:

  • Centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione Del. 19-2-2004 n. 11/2004 [Regole tecniche per la riproduzione e conservazione di documenti su supporto ottico idoneo a garantire la conformità dei documenti agli originali – Art. 6, commi 1 e 2, del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di cui al D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445. (Deliberazione n. 11/2004)], ancora in vigore ex comma 4° dell’art. 14, D.P.C.M. 3 dicembre 2013;

  • D.Lgs. 7-3-2005 n. 82 (Codice dell’amministrazione digitale);

  • Ministero dell’economia e delle finanze D.M. 3-4-2013 n. 55 (Regolamento in materia di emissione, trasmissione e ricevimento della fattura elettronica da applicarsi alle amministrazioni pubbliche ai sensi dell’articolo 1, commi da 209 a 213, della legge 24 dicembre 2007, n. 244);

  • D.P.C.M. 3-12-2013 (Regole tecniche in materia di sistema di conservazione ai sensi degli articoli 20, commi 3 e 5-bis, 23-ter, comma 4, 43, commi 1 e 3, 44, 44-bis e 71, comma 1, del Codice dell’amministrazione digitale di cui al decreto legislativo n. 82 del 2005);

  • Ministero dell’economia e delle finanze D.M. 17-6-2014 (Modalità di assolvimento degli obblighi fiscali relativi ai documenti informatici ed alla loro riproduzione su diversi tipi di supporto – articolo 21, comma 5, del decreto legislativo n. 82/2005), che ha abrogato il DMEF 23 gennaio 2004.

Sul punto sono giunto alle seguenti conclusioni:

  1. la conservazione (sostitutiva) è adempimento diverso dall’archiviazione (elettronica), così come il documento archiviato è oggetto diverso dal documento conservato, cosicchè potremo limitarci ad archiviare le nostre fatture elettroniche nel nostro hard disk, meglio se insieme ai messaggi PEC di invio, ricezione, consegna, esito – in forma leggibile, non modificabile e stampabile – e trasmettere tali documenti al nostro commercialista, che curerà la conservazione secondo le direttive dell’Agenzia delle Entrate – al pari delle fatture cartacee – anche nel senso che, se un professionista non si avvale del commercialista per la conservazione delle fatture, dovrà provvedere autonomamente.

  2. E’ stato abrogato il termine di 15 giorni per la conservazione delle fatture elettroniche ed il relativo processo è stato allineato a quello di libri e registri contabili, cosicchè dovrà essere completato entro il termine di tre mesi dalla scadenza prevista per la presentazione della dichiarazione annuale (art. 3 del D.M. 17-6-2014).

  3. Sempre nell’ottica di un’opportuna semplificazione l’art. 6 dell’ultimo DMEF ora detto stabilisce anche che il pagamento dell’imposta di bollo debba avvenire in un’unica soluzione, entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio e, quindi, che non debbano più effettuarsi le comunicazioni preventive e consuntive finora richieste.

  4. Nella stessa gradita ottica, dall’art. 5 del DMEF detto emerge chiaramente che l’invio dell’impronta dell’archivio all’Agenzia delle Entrate non è più contemplato per i documenti conservati successivamente al 26 giugno 2014;

  5. Si auspica che i nostri commercialisti non pretendano niente per i nuovi adempimenti relativi alla conservazione delle poche fatture elettroniche emesse da un avvocato medio nel corso dell’anno e, comunque, il processo di conservazione affidato a terzi è del tutto indipendente dalla possibilità di monitoraggio e di eventuale certificazione.

Avv. Michele Costa

Auspicabile modifica – in sede di conversione – dell’art. 1 del D.L. 12-9-2014 n. 132 (Misure urgenti di degiurisdizionalizzazione ed altri interventi per la definizione dell’arretrato in materia di processo civile), in vigore dal 13 settembre 2014

24 settembre 2014 da Avv. Michele Costa

Riportiamo la norma, già in vigore:

Capo I

Eliminazione dell’arretrato e trasferimento in sede arbitrale dei procedimenti civili pendenti

Art. 1. Trasferimento alla sede arbitrale di procedimenti pendenti dinanzi all’autorità giudiziaria

1. Nelle cause civili dinanzi al tribunale o in grado d’appello pendenti alla data di entrata in vigore del presente decreto, che non hanno ad oggetto diritti indisponibili e che non vertono in materia di lavoro, previdenza e assistenza sociale, nelle quali la causa non è stata assunta in decisione, le parti, con istanza congiunta, possono richiedere di promuovere un procedimento arbitrale a norma delle disposizioni contenute nel titolo VIII del libro IV del codice di procedura civile.

2. Il giudice, rilevata la sussistenza delle condizioni di cui al comma 1, ferme restando le preclusioni e le decadenze intervenute, dispone la trasmissione del fascicolo al presidente del Consiglio dell’ordine del circondario in cui ha sede il tribunale ovvero la corte di appello per la nomina del collegio arbitrale. Gli arbitri sono individuati, concordemente dalle parti o dal presidente del Consiglio dell’ordine, tra gli avvocati iscritti da almeno tre anni all’albo dell’ordine circondariale che non hanno avuto condanne disciplinari definitive e che, prima della trasmissione del fascicolo, hanno reso una dichiarazione di disponibilità al Consiglio stesso.

3. Il procedimento prosegue davanti agli arbitri. Restano fermi gli effetti sostanziali e processuali prodotti dalla domanda giudiziale e il lodo ha gli stessi effetti della sentenza.

4. Quando la trasmissione a norma del comma 2 è disposta in grado d’appello e il procedimento arbitrale non si conclude con la pronuncia del lodo entro centoventi giorni dall’accettazione della nomina del collegio arbitrale, il processo deve essere riassunto entro il termine perentorio dei successivi sessanta giorni. Quando il processo è riassunto il lodo non può essere più pronunciato. Se nessuna delle parti procede alla riassunzione nel termine, il procedimento si estingue e si applica l’articolo 338 del codice di procedura civile. Quando, a norma dell’articolo 830 del codice di procedura civile, è stata dichiarata la nullità del lodo pronunciato entro il termine di centoventi giorni di cui al primo periodo o, in ogni caso, entro la scadenza di quello per la riassunzione, il processo deve essere riassunto entro sessanta giorni dal passaggio in giudicato della sentenza di nullità.

5. Nei casi di cui ai commi 1, 2, 3 e 4, con decreto regolamentare del Ministro della giustizia possono essere stabilite riduzioni dei parametri relativi ai compensi degli arbitri. Nei medesimi casi non si applica l’articolo 814, primo comma, secondo periodo, del codice di procedura civile.

L’opportunità delle modifiche che emergono in prima lettura riguarda:

  1. la previsione di un collegio arbitrale, anziché di un arbitro unico;

  • tale previsione, in considerazione dell’aumento dei costi del procedimento arbitrale (collegiale) e dell’aumento dei tempi medi per addivenire all’emanazione del lodo (collegiale), rischia di privare di concreti effetti le stesse finalità della nuova legge;

  • non è facilmente individuabile, del resto, il motivo per cui le materie di competenza del Tribunale in composizione monocratica (anche Giudici Onorari) debbano essere affidate ad un collegio arbitrale, anziché ad un arbitro unico.

  1. L’impossibilità per gli avvocati che hanno precedenti disciplinari limitati all’avvertimento di essere nominati come arbitri;

  • tale effetto limitativo della sanzione dell’avvertimento per l’inserimento di un avvocato in un elenco speciale gestito dal Consiglio dell’Ordine è completamente isolato (vedi normativa primaria e regolamentare in materia di Patrocinio a spese dello Stato, Difesa d’Ufficio e Consiglio di Disciplina);

  • con tale limitazione, oltre a vanificare la stessa funzione dell’avvertimento, specie nei casi in cui è molto risalente nel tempo, si sottraggono esperienze e conoscenze, anche specialistiche in materia di arbitrato, per il raggiungimento delle stesse finalità della nuova legge.

  1. La previsione del termine di 120 giorni per il deposito del lodo, che sembrerebbe riservato alle cause di appello;

  • tale termine, come ben sanno i colleghi che hanno esperienze in materia di arbitrato, è particolarmente breve, specie per un organo collegiale, e non è niente in rapporto ai tempi della giustizia civile in grado di appello;

  • è opportuno prevedere espressamente un termine per l’emanazione del lodo anche per le cause di primo grado.

  1. L’esclusione della solidarietà delle parti per il pagamento del compenso degli arbitri;

  • gli arbitri hanno bisogno – oltrechè di essere indipendenti – di lavorare sodo e, quindi, di lavorare senza dubbi sulla loro retribuzione.

Avv. Michele Costa

L’imposizione fiscale sul patrimonio continua ad aumentare vertiginosamente

26 dicembre 2013 da Avv. Michele Costa

A dicembre dell’anno scorso, scrivendo su questo sito, avevo lanciato un grido di dolore per la nuova IMU, applicata sulla prima casa ed aumentata sullo studio professionale, rispetto all’ICI 2011, nonché per la maggiorazione erariale sulle tasse automobilistiche.

A distanza di un anno, in seguito ad uno sterile dibattito politico, più che altro propagandistico delle opposte fazioni, abbiamo dovuto sopportare un nuovo vertiginoso aumento dell’IMU sullo studio professionale.

Quest’anno, soltanto per lo studio professionale, considerando l’esenzione sulla prima casa, ho pagato una somma superiore a quella nel complesso pagata per l’IMU 2012 (!).

Nel caso concreto l’aumento, in un anno, è stato pari al 38 %, senza alcuna possibilità di detrazione dal reddito professionale.

Quest’anno, poi, è intervenuta la TARES che, all’improvviso (fino a due settimane fa non sapevamo a quanto ammantasse il saldo, comprensivo della quota dello Stato), ha aumentato a dismisura le somme pagate l’anno scorso per la TARSU.

Nel caso concreto, per quanto riguarda la casa di abitazione, l’aumento, in un anno, è stato pari al 10 %, mentre per lo studio professionale, l’aumento è stato pari a ben il 37 %.

Il buon senso imporrebbe un’inversione di tendenza, ma è verosimile dubitare (…).

Certo è che, per il invertire il trend in aumento dell’imposizione fiscale, occorrerebbe diminuire i costi dei pubblici poteri (legislativo, amministrativo e giudiziario) e bisognerebbe impiegare razionalmente l’enorme quantità di denaro che affluisce alle casse erariali, regionali e comunali.

Staremo a vedere e riferiremo a Dicembre 2014.

Per il momento non resta altro da fare che gestire i costi, sia dello studio professionale, che personali e, quindi, diminuire ulteriormente i consumi per poter pagare le tasse (fino a quando ciò sarà possibile …), con effetti diametralmente opposti alla tanto auspicata ripresa economica.

Avv. Michele Costa

Estensione ai professionisti delle regole del D.Lgs. 9-10-2002 n. 231 (Attuazione della direttiva 2000/35/CE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali)

13 gennaio 2013 da Avv. Michele Costa

Il professionista, grazie all’art. 1 del  D.Lgs. 9-11-2012 n. 192 (Modifiche al decreto legislativo 9 ottobre 2002, n. 231, per l’integrale recepimento della direttiva 2011/7/UE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, OMISSIS), può contare sull’applicabilità, tra gli altri, degli artt. 3 (Responsabilità del debitore), 4 (Decorrenza degli interessi moratori), 5 (Saggio degli interessi) e 6 (Risarcimento dei costi di recupero) del decreto legislativo del 2002, così come modificati dallo stesso decreto legislativo del 2012 che, all’art. 2 ha aumentato la maggiorazione di legge a 8 punti percentuali.

La nuova normativa si applica anche nei confronti della Pubblica Amministrazione, ma, ex art. 3 del decreto legislativo del 2012, soltanto ai contratti conclusi dopo il 01/01/2013.

Riportiamo il testo dell’art. 1.

<<Art. 1  Modifiche al decreto legislativo 9 ottobre 2002, n. 231

1.  Al decreto legislativo 9 ottobre 2002, n. 231, recante attuazione della direttiva 2000/35/CE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, sono apportate le seguenti modificazioni:

a)  l’articolo 1 è sostituito dal seguente:

«Art. 1 (Ambito di applicazione). – 1. Le disposizioni contenute nel presente decreto si applicano ad ogni pagamento effettuato a titolo di corrispettivo in una transazione commerciale.

2. Le disposizioni del presente decreto non trovano applicazione per:

a) debiti oggetto di procedure concorsuali aperte a carico del debitore, comprese le procedure finalizzate alla ristrutturazione del debito;

b) pagamenti effettuati a titolo di risarcimento del danno, compresi i pagamenti effettuati a tale titolo da un assicuratore.»;

b) l’articolo 2 è sostituito dal seguente:

«Art. 2 (Definizioni). – 1. Ai fini del presente decreto si intende per:

a) “transazioni commerciali”: i contratti, comunque denominati, tra imprese ovvero tra imprese e pubbliche amministrazioni, che comportano, in via esclusiva o prevalente, la consegna di merci o la prestazione di servizi contro il pagamento di un prezzo;

b) “pubblica amministrazione”: le amministrazioni di cui all’articolo 3, comma 25, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e ogni altro soggetto, allorquando svolga attività per la quale è tenuto al rispetto della disciplina di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163;

c) “imprenditore”: ogni soggetto esercente un’attività economica organizzata o una libera professione;

d) “interessi moratori”: interessi legali di mora ovvero interessi ad un tasso concordato tra imprese;

e) “interessi legali di mora”: interessi semplici di mora su base giornaliera ad un tasso che è pari al tasso di riferimento maggiorato di otto punti percentuali;

f) “tasso di riferimento”: il tasso di interesse applicato dalla Banca centrale europea alle sue più recenti operazioni di rifinanziamento principali;

g) “importo dovuto”: la somma che avrebbe dovuto essere pagata entro il termine contrattuale o legale di pagamento, comprese le imposte, i dazi, le tasse o gli oneri applicabili indicati nella fattura o nella richiesta equivalente di pagamento.»;

c)  all’articolo 3, dopo le parole: «interessi moratori» sono inserite le seguenti: «sull’importo dovuto»;

d)  l’articolo 4 è sostituito dal seguente:

«Art. 4 (Decorrenza degli interessi moratori). – 1. Gli interessi moratori decorrono, senza che sia necessaria la costituzione in mora, dal giorno successivo alla scadenza del termine per il pagamento.

2. Salvo quanto previsto dai commi 3, 4 e 5, ai fini della decorrenza degli interessi moratori si applicano i seguenti termini:

a) trenta giorni dalla data di ricevimento da parte del debitore della fattura o di una richiesta di pagamento di contenuto equivalente. Non hanno effetto sulla decorrenza del termine le richieste di integrazione o modifica formali della fattura o di altra richiesta equivalente di pagamento;

b) trenta giorni dalla data di ricevimento delle merci o dalla data di prestazione dei servizi, quando non è certa la data di ricevimento della fattura o della richiesta equivalente di pagamento;

c) trenta giorni dalla data di ricevimento delle merci o dalla prestazione dei servizi, quando la data in cui il debitore riceve la fattura o la richiesta equivalente di pagamento è anteriore a quella del ricevimento delle merci o della prestazione dei servizi;

d) trenta giorni dalla data dell’accettazione o della verifica eventualmente previste dalla legge o dal contratto ai fini dell’accertamento della conformità della merce o dei servizi alle previsioni contrattuali, qualora il debitore riceva la fattura o la richiesta equivalente di pagamento in epoca non successiva a tale data.

3. Nelle transazioni commerciali tra imprese le parti possono pattuire un termine per il pagamento superiore rispetto a quello previsto dal comma 2. Termini superiori a sessanta giorni, purché non siano gravemente iniqui per il creditore ai sensi dell’articolo 7, devono essere pattuiti espressamente. La clausola relativa al termine deve essere provata per iscritto.

4. Nelle transazioni commerciali in cui il debitore è una pubblica amministrazione le parti possono pattuire, purché in modo espresso, un termine per il pagamento superiore a quello previsto dal comma 2, quando ciò sia giustificato dalla natura o dall’oggetto del contratto o dalle circostanze esistenti al momento della sua conclusione. In ogni caso i termini di cui al comma 2 non possono essere superiori a sessanta giorni. La clausola relativa al termine deve essere provata per iscritto.

5. I termini di cui al comma 2 sono raddoppiati:

a) per le imprese pubbliche che sono tenute al rispetto dei requisiti di trasparenza di cui al decreto legislativo 11 novembre 2003, n. 333;

b) per gli enti pubblici che forniscono assistenza sanitaria e che siano stati debitamente riconosciuti a tale fine.

6. Quando è prevista una procedura diretta ad accertare la conformità della merce o dei servizi al contratto essa non può avere una durata superiore a trenta giorni dalla data della consegna della merce o della prestazione del servizio, salvo che sia diversamente ed espressamente concordato dalle parti e previsto nella documentazione di gara e purché ciò non sia gravemente iniquo per il creditore ai sensi dell’articolo 7. L’accordo deve essere provato per iscritto.

7. Resta ferma la facoltà delle parti di concordare termini di pagamento a rate. In tali casi, qualora una delle rate non sia pagata alla data concordata, gli interessi e il risarcimento previsti dal presente decreto sono calcolati esclusivamente sulla base degli importi scaduti.»;

e)  l’articolo 5 è sostituito dal seguente:

«Art. 5 (Saggio degli interessi). – 1. Gli interessi moratori sono determinati nella misura degli interessi legali di mora. Nelle transazioni commerciali tra imprese è consentito alle parti di concordare un tasso di interesse diverso, nei limiti previsti dall’articolo 7.

2. Il tasso di riferimento è così determinato:

a) per il primo semestre dell’anno cui si riferisce il ritardo, è quello in vigore il 1° gennaio di quell’anno;

b) per il secondo semestre dell’anno cui si riferisce il ritardo, è quello in vigore il 1° luglio di quell’anno.

3. Il Ministero dell’economia e delle finanze dà notizia del tasso di riferimento, curandone la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana nel quinto giorno lavorativo di ciascun semestre solare.»;

f)  l’articolo 6 è sostituito dal seguente:

«Art. 6 (Risarcimento delle spese di recupero). – 1. Nei casi previsti dall’articolo 3, il creditore ha diritto anche al rimborso dei costi sostenuti per il recupero delle somme non tempestivamente corrisposte.

2. Al creditore spetta, senza che sia necessaria la costituzione in mora, un importo forfettario di 40 euro a titolo di risarcimento del danno. È fatta salva la prova del maggior danno, che può comprendere i costi di assistenza per il recupero del credito.»;

g)  l’articolo 7 è sostituito dal seguente:

«Art. 7 (Nullità). – 1. Le clausole relative al termine di pagamento, al saggio degli interessi moratori o al risarcimento per i costi di recupero, a qualunque titolo previste o introdotte nel contratto, sono nulle quando risultano gravemente inique in danno del creditore. Si applicano gli articoli 1339 e 1419, secondo comma, del codice civile.

2. Il giudice dichiara, anche d’ufficio, la nullità della clausola avuto riguardo a tutte le circostanze del caso, tra cui il grave scostamento dalla prassi commerciale in contrasto con il principio di buona fede e correttezza, la natura della merce o del servizio oggetto del contratto, l’esistenza di motivi oggettivi per derogare al saggio degli interessi legali di mora, ai termini di pagamento o all’importo forfettario dovuto a titolo di risarcimento per i costi di recupero.

3. Si considera gravemente iniqua la clausola che esclude l’applicazione di interessi di mora. Non è ammessa prova contraria.

4. Si presume che sia gravemente iniqua la clausola che esclude il risarcimento per i costi di recupero di cui all’articolo 6.

5. Nelle transazioni commerciali in cui il debitore è una pubblica amministrazione è nulla la clausola avente ad oggetto la predeterminazione o la modifica della data di ricevimento della fattura. La nullità è dichiarata d’ufficio dal giudice.»;

h)  all’articolo 8, comma 1, la lettera a) è sostituita dalla seguente:

«a) di accertare la grave iniquità, ai sensi dell’articolo 7, delle condizioni generali concernenti il termine di pagamento, il saggio degli interessi moratori o il risarcimento per i costi di recupero e di inibirne l’uso;».>>

Riportiamo il testo anche dell’art. 2.

<<Art. 2  Modifiche alla legge 18 giugno 1998, n. 192

1.  All’articolo 3, comma 3, della legge 18 giugno 1998, n. 192, le parole: «di sette punti percentuali» sono sostituite dalle seguenti: «di otto punti percentuali».>>

Ci riserviamo prossimamente di approfondire e riordinare il tema della certificazione dei crediti vantati da imprese e professionisti verso la Pubblica Amministrazione centrale e locale.

Avv. Michele Costa